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Valle Argentina


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Oltrepassata Taggia, percorrendo la statale n. 548, la natura diventa protagonista indiscussa della retrostante valle, un territorio stretto tra ripidi versanti, riluttante al passaggio dell'uomo, coperto da boschi fitti, punteggiato da borghi medievali pressoché integri, all'interno dei quali il passato disegna ancor oggi le sue antiche trame.

Campo Marzio è breve altura nella più accentuata strozzatura del fiume, segnalata dai ruderi di un oppido preromano e dalle sue successive fortificazioni romane. Il primo paese della Valle Argentina è Badalucco (antico feudo fortificato dei conti di Ventimiglia) in posizione di crocevia per i percorsi da fondovalle verso la montagna. Il borgo addossa le sue case, in pietra grezza, alla collina di fronte al monte Faudo (escursione consigliata alla Tana Bertrand, con le sepolture e i corredi funerari dell'età del rame). I palazzi e le logge ricordano l'antica Podesteria, oggi riattata per mostre ed esposizioni dell'artigianato artistico. Le duplici arcate del ponte di Santa Lucia cavalcano il fiume per unirne le sponde. Nel cuore del borgo, la parrocchiale dell'Assunta e di San Giorgio, dall'elegante facciata barocca, conserva, all'interno, una Madonna scolpita su legno di Anton Maria Maragliano ed un gruppo di angeli della scuola del Bernini. Di fronte, il cinquecentesco palazzo Boeri, con le sue logge.
In alto, fuori del paese, la chiesa di San Nicolò, eretta sui ruderi del primitivo castello. Nel borgo di pietra, per invaderne ogni angolo e sfruttarne le fenditure, si annidano imponenti figure arcane su affreschi a tutto campo e, nei vicoli umidi e silenziosi, una galleria permanente d'arte all'aperto espone sculture, ceramiche e ardesie scolpite.
La "sagra du stocafissu a baücôgna" (merluzzo essiccato, cucinato secondo una preziosa e antica ricetta locale) è la nota di colore che richiama nel borgo, durante il mese di settembre di ogni anno, frotte di turisti e di "gourmet".
Proseguendo per la strada statale, ma deviando a destra, dopo brevi tornanti, si incontra Montalto Ligure, in posizione panoramica. La leggenda racconta che, intorno all'anno Mille, una coppia di giovani sposi, sfuggiti allo "jus primae noctis", fondò il borgo. Qui, la pieve romanica di San Giorgio conserva preziosi affreschi; la chiesa parrocchiale barocca è ricca di dipinti di pregio, quali un polittico di Ludovico Brea.
Carpasio è borgo montano, con le sue case basse, dai tetti in ardesia, impressionante per la suggestione delle sovrapposizioni dei suoi vicoli e dei suoi passaggi coperti, dominato dalla maestosa torre campanaria della chiesa di Sant'Antonino.
Ritornando sulla statale, risalendo la valle, il viaggiatore incontra il paese dai ventitre mulini ad acqua, Molini di Triora, con la parrocchiale barocca di origine quattrocentesca e il santuario di Nostra Signora della Montà (entrambe le chiese conservano opere pittoriche di notevole pregio). Qui, nel mese di settembre di ogni anno, i villeggianti della costa convengono per un raduno di gastronomia superiore, la "sagra della lumaca". Meritano, anche, visita le vicine frazioni di Andagna e di Corte. Anticipa e preannuncia il borgo di crinale di Triora, la chiesetta di San Bernardino, del XVI secolo, con il suo portichetto rustico ricostruito e un ciclo di affreschi tardo-quattrocenteschi nell'interno.
Nel passato, granaio della Repubblica di Genova e Podesteria, Triora è oggi conosciuta come "il paese delle streghe" per un processo celebrato nel 1588 e conclusosi con la condanna, per stregoneria, di un gruppo di donne del posto che, riunendosi notte tempo in luogo discosto (la Cabotina), furono considerate colpevoli dell'incombente carestia. Di ciò si fa memoria nel locale museo etnografico e della stregoneria per la fortuna di negozi e botteghe di artigianato locale, che espongono curiose bambole-fattucchiere e vendono liquori della strega e latte di lumaca, intrugli ben congeniati di grappa ed erbe aromatiche.
Il borgo medievale è un piccolo gioiello d'arte, ripido, ruvido, costruito senza intoppi, intatto nel suo sistema difensivo di porte, archi, strettoie e case fortezza. Grandiosa la collegiata dell'Assunta (XVI secolo), riattata nel 1800 con forme neoclassiche, che racchiude un dipinto di Tommaso Bartolo da Siena, del 1379 ed alcune tavole del Quattrocento. Nell'oratorio di San Giovanni Battista (1694), una statua del Maragliano e un dipinto di Luca Cambiaso. Dell'antico castello restano alcuni ruderi nel cilindrico torrione (XII secolo).
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