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Valle Intemelia  - Sulle Tracce del Passato

Armonia antica degli abitati
C'era una volta... e si rinnova la fiaba, parlano le pietre squadrate di cui son fatte le case, mentre castelli e campanili si impongono come protagonisti di vicende medievali che hanno percorso queste valli. E sono narrazioni superbe di secoli in cui la lotta dell'architettura con il territorio impervio era fiera ed eroica come non mai e l'arte preziosa doveva essere gelosamente protetta.

Dai primi insediamenti all'ossatura dei borghi

La robustezza petrosa del romanico pare aver corazzato queste terre inizialmente così bisognose di sicurezza. I borghi medievali, sorti a decine intorno all'anno Mille per proteggere le popolazioni dalle scorribande saracene, si trincerano e le pievi si arroccano, per svolgere la loro secolare funzione di custodia della vita spirituale e dell'arte, in perenne evoluzione. Sconvolgimenti storici, avvicendamenti stilistici, scoperte scientifiche, tutto qui sembra scolpito nella pietra e inciso nel territorio.

Dalle caverne ai castelli

La notte dei tempi vegliava silenziosa su queste terre, quattromila anni fa, quando i primi pastori cavernicoli lasciavano testimonianza ai posteri della loro presenza: attrezzi e arredi funerari scoperti a Pigna, che si aggiungono per noi ad altri resti di sepolture, dell'età del Bronzo, quelli del tumulo di Pian del Re; nell'età del Ferro, sulle cime della dorsale che separa le valli del Roia e del Nervia, i Liguri lasciarono traccia di un loro primitivo sistema di fortificazioni difensive, quello dei "castellari". Eredità costruttive millenarie che si arricchiscono del contributo romano di Albintimilium, l'odierna Ventimiglia, per sbocciare poi, nel Medioevo, in quella stessa zona e nel suo entroterra, nel complesso dei castelli dei Conti.

Le alchimie architettoniche degli arroccamenti

È proprio vero che spesso la vita quotidiana sa raggiungere soluzioni estreme! Arroccarsi era un'esigenza irrinunciabile, un po' ovunque, nella turbolenza militare dell'alto Medioevo, ma negli spazi angusti di queste valli era spesso l'unica soluzione possibile per non isolarsi. Potremo parlare dunque di questi borghi come di eroici monumenti alla socialità in un territorio ostile. Visti da lontano e ammirati da vicino, i borghi medievali dell'entroterra del Ponente ligure sembrano altrettanti miracoli urbanistici: si stagliano all'orizzonte ostinatamente abbarbicati alla roccia, aggrappati a quelle pareti come frutti di mare, in una dura lotta con il territorio e con la storia.

Strategiche collocazioni

Gli scopi difensivi e la differente conformazione dei siti giustificano la varietà delle tipologie di borgo medievale presenti in queste valli. Nei borghi arroccati sui picchi, le case addossate a cascata le une sulle altre con il castello o la chiesa al centro sfoggiano suggestive vedute da cartolina. Tuttavia, anche se la maggior parte degli antichi centri abitati risultano collocati preferibilmente sulle dorsali, sulle creste delle colline o comunque in posizione elevata, protetti da pendii scoscesi o da dirupi, non mancano le localizzazioni di borghi medievali in fondovalle, alla confluenza di corsi d'acqua o in corrispondenza di importanti incroci.

Uno diverso dall'altro, i borghi della Comunità

Nella Comunità Montana Intemelia sorgono borghi medievali tra i più caratteristici del Ponente ligure: particolarmente tipici sono quelli di Airole, di Castelvittorio, del quartiere Terra di Dolceacqua e di Pigna: centri in cui le case si sviluppano attorno a un'altura, di solito un tempo occupata dal castello, in una serie di "gironi" ellittici. Perinaldo e Bajardo sono borghi allungati, che si snodano su un crinale lungo un asse stradale centrale. Apricale è un borgo di dorsale fortificato,mentre Isolabona e Rocchetta Nervina sono centri abitati fortificati di fondovalle. Il borgo di Olivetta San Michele è curiosamente diviso in due nuclei distinti; quello montano di Seborga potrebbe definirsi un "borgo d'altura". Anche talune frazioni di Ventimiglia (Bevera, Torri, Trucco-Verrandi, Sealza, Sant'Antonio, San Pancrazio) hanno origini medievali e sono definibili come piccoli borghi rurali di tipo misto sorti in vicinanza di campi coltivati.

Chiese e castelli: ruderi e monumenti

I borghi medievali di queste valli hanno saputo proteggere e conservare angoli incantevoli immutati da secoli, abbelliti da edifici monumentali religiosi e civili, nei quali spesso sono custodite pregevoli opere d'arte. Le chiese romaniche o tardomedievali hanno quasi sempre dovuto subire delle trasformazioni, particolarmente in età barocca, quando ci si propose sistematicamente di rinnovare sontuosamente ovunque lo stile delle decorazioni. Quanto ai castelli, pochi (come quelli di Apricale e Isolabona) risultano tuttora agibili e trasformati; uno solo (quello grandioso dei Doria, a Dolceacqua) ritorna oggi a nuova vita. Sono ruderi di fascino vero quali quelli del castello dell'Abellio, presso Rocchetta Nervina, un tempo importante presidio sulla millenaria strada di collegamento fra le valli del Nervia e del Roia, o come i resti dei castelli di Bajardo, Pigna e Airole.

Risalendo la valle del Nervia e dei suoi affluenti

Con l'età medievale e con la fondazione dei nuovi borghi, le testimonianze storiche si moltiplicano. Dopo la fondazione della città romana di Albintimilium, nelle valli dell'entroterra di Ventimiglia sorgono numerose fattorie in cui si affinano sapienti tecniche di coltivazione della vite e dell'ulivo.

L'ala protettiva dei Doria

Dolceacqua si sviluppò nel Trecento sotto la protezione della famiglia Doria. Il suo primitivo castello fu ingrandito e trasformato dai Doria in residenza fortificata. Nella parrocchiale, interessata da un rifacimento barocco, si può ammirare il delicato Polittico di Santa Devota di Ludovico Brea (1515); nella cappella campestre di San Bernardo, gli affreschi del Maccari (XV secolo). La chiesa di San Giorgio alterna fasi romaniche e gotiche e nella cripta custodisce le tombe di Giulio e Stefano Doria. A Dolceacqua si segnala inoltre una piccola galleria d'arte moderna. Il santuario di Nostra Signora delle Grazie a Isolabona si distingue non solo perché anticipa lo stile neoclassico, ma soprattutto per gli affreschi cinquecenteschi di Giovanni Cambiaso. La chiesetta di Santa Maria ha origini romaniche, come altre pievi della val Nervia, tra cui quelle di Bajardo (San Gregorio) e Camporosso (San Pietro).

Sotto antichissime leggi comunali

Apricale vanta gli Statuti più antichi della Liguria (1267) e conserva affreschi sia nella cappella di Santa Maria Alba (XV e XVIII sec.), che nella chiesa romanica di Sant'Antonio (XV sec.); un polittico del 1544 si ammira nell'oratorio di San Bartolomeo. Il castello della Lucertola è splendida sede per mostre d'arte. Moderni e colorati murales rallegrano inoltre l'occhio sempre curioso del turista a spasso. Nella parrocchiale di Bajardo, paesino alla testata della valle di Apricale, si visitano i resti dell'antica chiesa distrutta dal terremoto del 1887, che vantava interessanti sculture romaniche, solo in parte distrutte.

Un medioevo sabaudo

Pigna (già possedimento del Conte di Ventimiglia prima e poi degli Angioini di Provenza) dal 1388 fu possedimento dei Savoia, che lasciarono in eredità ai suoi abitanti nel 1450 la chiesa di San Michele con un alto campanile in pietra nera, un prezioso rosone e, all'interno, un grande polittico del 1500 di Giovanni Canavesio; alla stessa mano si dovevano già gli affreschi del 1482 nella cappella di San Bernardo, che descrivono maestosamente la Passione di Gesù e il Giudizio Universale. Le rovine della chiesa di Santa Maria di Nogareto, nel comune di Castelvittorio, presso il ponte di Lago Pigo, risalgono al XII secolo, ma l'edificio venne ricostruito in età barocca sul modello dei santuari piemontesi. Anche la parrocchiale è interessata da una ricostruzione seicentesca, come è accaduto ad Airole, Dolceacqua, Perinaldo, Rocchetta Nervina e Seborga.

Imboccando le valli di Bordighera

Perinaldo è terra di nomi illustri: la dinastia degli astronomi Cassini e Maraldi, chiamati a Parigi alla corte del re Sole, e Tommaso Borgonio, cartografo di casa Savoia, ebbero i natali proprio in questa zona e qui lasciarono contributi scientifici interessanti. Lo testimonia la suggestiva mostra permanente "Gio. Domenico Cassini: un'avventura tra le stelle", dotata anche di un piccolo osservatorio astronomico. Nella vallata vicina, il paese di Seborga, tarda acquisizione di Casa Savoia, fu antico principato dei monaci di Lérin, dal 1660 sede di una zecca.

Un po' di Storia

I primi insediamenti preistorici della valle Intemelia sono stati rintracciati ai piedi del monte Bignone e risalgono all'età del Bronzo; ancora di epoca precedente all'arrivo dei Romani sono le fortificazioni con muri a secco, che i Liguri sparsero sui monti circostanti, i cosiddetti castellari. I Romani, insediati lungo la costa, specialmente nella piana agricola di Ventimiglia diffusero le coltivazioni della vite e la raccolta delle olive, installando le prime fattorie e tracciando la via Aurelia.


Abitare nel borgo

Strade strette acciottolate (i famosi "carrugi"), rampe, scalinate e passaggi coperti lasciano immaginare di quanti sacrifici era fatta la vita quotidiana nel Medioevo. Le case in pietra, oltre a corrispondere ad esigenze di sicurezza in caso di aggressione militare, difendevano gli abitanti dal freddo, dal caldo, e persino dai terremoti. Inizialmente si sviluppavano solo su due piani (stalla e cantina al pianterreno, locali di abitazione al primo piano); crebbero nel tempo con l'aumentare delle famiglie, fino a raggiungere i sei piani.


Scorci e vedute dei borghi di pietra

Amanti ovunque del pittoresco, furono gli Inglesi di fine Ottocento a ribattezzare come "Rock Villages" questi affascinanti borghi medievali. Le abitazioni paiono accatastarsi l'una sull'altra, sfruttando ogni millimetro di terra utile. Da mille anni i colori della pietra cambiano con le ore del giorno e i paesaggi si moltiplicano. I torrenti sono scavalcati da tipici ponti "a schiena d'asino": ardite campate uniche che emozionarono pittori come Claude Monet, a Dolceacqua nel 1884. Che cosa riusciremmo a immaginare, d'altronde, di più pittoresco di questi paesi in cui le case si sviluppano quasi in verticale e ci consentono, in una semplice veduta, di cogliere le tante prospettive di un sistema urbano.

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