La
Val Nervia
La Val Nervia è forse una delle più belle
vallate di tutto il Ponente ligure. Lunga una ventina di chilometri,
si estende dal mare fino ai crinali delle Alpi Marittime,
un gruppo maestoso di montagne, che, per la loro scenografica
configurazione, vengono chiamate le "piccole Dolomiti di Liguria".
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Vicino alla costa, l'alveo dell'omonimo
torrente, ampio e pietroso, ricco di vegetazione (canneti
ed arbusti), per l'abbondanza delle acque è da considerarsi
un'area di elevato interesse naturalistico, che assume il
nome di "zona umida". Della particolarità del luogo ben sono
a conoscenza gli uccelli migratori, che ne fanno sicuro rifugio
per la sosta durante i loro lunghi viaggi, particolarmente
in primavera ed in autunno per la riproduzione.
Dolceacqua
Superato Camporosso, si incontra Dolceacqua,
un borgo con una storia antichissima già leggibile nella pieve
di San Giorgio (X-XI secolo), posta qualche curva prima del
paese. Borgo da cartolina, Claude
Monet (un grande dell'impressionismo francese) ne fece
soggetto per le sue tele.
| La parte più antica del paese, sulla
riva sinistra del fiume, è denominata "a Téra", un coacervo
confuso di case all'ombra del castello, fiero sulla rocca
come cattedrale, importante esempio di architettura militare.
Il castello si raggiunge attraverso un dedalo tortuoso
di stradine, passaggi coperti, archi, case povere, ma
antiche, interrotte qua e là da qualche palazzotto nobiliare
(quello della "Caminata" ne è esempio significativo con
i suoi portali decorati dallo stemma nobiliare della famiglia
dei Doria, antichi feudatari del luogo), oggi divenute
ricche di botteghe artigiane e odorose cantine ove si
può degustare, con affidabilità, il generoso vino "Rossese".
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| Nella chiesa parrocchiale barocca di
Santo Antonio Abate, dal possente campanile secentesco,
si deve entrare, fors'anche per una breve visita, e così
ammirare lo stupendo polittico di Santa
Devota, di Ludovico Brea.
Dal quartiere "Téra", per raggiungere, al di là del fiume,
il quartiere "Borgo", fino a non molto tempo fa, il collegamento
era assicurato solamente da un armonioso ed elegante ponte
tardo-medievale, ad unica arcata di trentatrè metri di
luce, un capolavoro di architettura, un "gioiello di leggerezza...". |
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| Nel "Borgo", nell'oratorio di San Sebastiano,
si custodisce la preziosa statua, in legno di fico, dell'omonimo
santo (scolpita, secondo alcuni, dall'artista genovese
Anton Maria Maragliano, 1664-1771), che presiede le celebrazioni,
in suo onore, il 20 gennaio di ciascun anno, oppure la
domenica più vicina a questa data. In magnifica posizione,
sulla collina che sovrasta il quartiere "Borgo" di Dolceacqua,
fra gli ulivi, la cappella di San Bernardo, con il suggestivo
gruppo di affreschi, attribuito a Domenico Emanuele Maccari
di Pigna (XV secolo) ricompensa la fatica della salita.
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Rocchetta Nervina
| A meno di un chilometro dopo Dolceacqua,
si dirama, sulla sinistra, la strada che porta a Rocchetta
Nervina, un paese di origine molto antica, dalle case
scure, addossate le une alle altre quasi a sostenersi
a vicenda. Il borgo fortificato, situato alla confluenza
di due impetuosi torrenti montani, attraversati da due
ponti in pietra, con andamento a schiena d'asino, presenta
una curiosa conformazione ad Y. |
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| La chiesa parrocchiale di Santo Stefano,
ristrutturata in forme barocche nel XVIII secolo, conserva
un portale con architrave quattrocentesco. Nell'oratorio
dell'Annunziata è esposto l'ex voto che rievoca l'eroica
resistenza degli abitanti di Rocchetta (1625) alle milizie
corse al servizio della Repubblica di Genova. |
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Isolabona
| Rientrando sulla strada provinciale
per risalire la valle, si incontra Isolabona. L'elemento
architettonico più interessante della località è la fontana
ottagonale (1486) del centro storico. Già borgo dei Doria,
costruito in posizione strategica, è difeso da un castello
con un torrione a pianta quadrata, oggi restituito al
suo antico splendore, nel quale si svolgono le più importanti
manifestazioni estive, d'arte e di cultura. Proseguendo
nella visita della valle, sempre sulla strada provinciale,
si raggiunge il santuario tardomedievale di Nostra Signora
delle Grazie, preceduto da un classicheggiante pronao,
ricco, all'interno, di affreschi di Luca
Cambiaso ). Poco distante, la chiesa di
San Giovanni Battista, ove è conservato un Battesimo
di Cristo di anonimo del Quattrocento. |
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