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Home > Itinerari > Bordighera e Ventimiglia > La Val Nervia III

Pigna

Per raggiungere Pigna, bisogna ritornare sulla strada direttrice di valle e risalire per l'alta val Nervia. Qui, tempo e vita si muovono al ritmo delle stagioni. Leggi naturali, ancora inviolate, governano un equilibrio incantato, quasi eterno, che solo natura può rompere.


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Le regole, le norme sono imposte dal clima; venti, sole, piogge, neve, gelo, montagne dall'altissimo profilo sorvegliano, con proterva guardia, spazi, anfratti, pianori, slarghi, badando che tutto resti sempre al proprio posto: non è consentita violazione alle regole della natura. L'incantesimo dei luoghi sa di biblico. Il mare è a due passi, pur tuttavia siamo già in montagna, alta: lo testimoniano gli squarci improvvisi d'azzurro, il volo maestoso degli uccelli, l'impervietà degli scoscendimenti, lo stupore dei panorami, gli odori e i profumi vari della terra, portati dalle raffiche del vento. L'essenza stessa della valle chiede rispetto pur nella calorosa accoglienza della sua gente, portata a riconoscenza, quasi riverenza verso la natura non sempre per loro madre.

Capoluogo di valle è sicuramente Pigna, non fosse altro che per il suo storico passato e per la preziosità del patrimonio artistico-monumentale. Dal basso verso l'alto, il borgo antico si aggrappa al pendio come il frutto del pino, con le sue case costruite le une sul tetto delle altre a mo' di unico, compatto fortilizio. Le strade principali si dispongono a cerchi concentrici (collegandosi fra loro attraverso angusti budelli, ripidi viottoli, vicoli scuri, i "chibi", cioè vicoli cupi), per serrarsi attorno alla "colla", il punto più alto del paese. Da qui, un balcone suggestivo, panoramico sulla vallata che, d'un tratto, chiude bruscamente incontrando pendii coperti da boschi di castagni e roveri nella zona d'ombra, ulivi nella zona di sole e, più in alto, pascoli e "bandite".
A fondo valle, in località Lago Pigo, una sorgente d'acqua solforosa (con stazione termale ed albergo) per la crenoterapia, con ottimi risultati nella cura della pelle.
Pigna medievale, ancor'oggi riconoscibile nel vasto repertorio di motivi, disegni e monogrammi incisi sulla pietra nera delle sue case gentilizie a conferma d'antichi privilegi e distinzioni di una società strutturata secondo schemi feudali. Pigna degli affari, dei commerci e dei tributi, con la sua loggia (sorretta da robuste colonne di pietra nera), la piazza vecchia, le antiche misure di capacità, scolpite nella pietra e le misure lineari di quel tempo infisse, da chiodo a chiodo, nella pietra.
Pigna monumentale, con i suoi numerosi esempi di architettura religiosa, a cominciare dai silenziosi ruderi della chiesa di San Tommaso, all'entrata del borgo. E poi la chiesa madre di San Michele Arcangelo, dalla maestosa facciata (del maestro Giorgio De Lancia), in pietra nera locale, lavorata con tecnica perfetta e perizia particolare, impreziosita dallo stupendo rosone di Giovanni Gaggini da Bissone, in marmo bianco, a dodici colonnine convergenti nell'Agnus Dei con vessillo e le sue vetrate policrome raffiguranti i dodici Apostoli; lo svettante campanile, baricentro del borgo, dalla cuspide in pietra squadrata, saldata a spigolo vivo, senza cornice; la chiesa/cappella romanica di San Bernardo, dagli interni affrescati; l'oratorio barocco di Sant'Antonio, con la sottostante fontana dei Canui. Infine, al termine di un percorso a sentiero, segnato da quindici cappellette raffiguranti i misteri della Passione di Cristo, il santuario della Madonna di Passoscio o dell'Annunziata, oggetto di particolare devozione da parte dei Pignaschi.
Pigna pittorica, con le opere più notevoli di Giovanni Canavesio (un artista fecondissimo, attivo tra il 1450 e il 1500): il ciclo degli affreschi della cappella di San Bernardo e il grandioso polittico della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo.
Pigna delle tradizioni, religiose e profane, con la benedizione delle mandrie, l'offerta degli agnelli alla messa di Natale, l'attesa, coperti solo da un lenzuolo bagnato con una canna verde in mano, dei re Magi sul ponte di Lago Pigo, gli ex-voto, le confraternite, ora "compagnie", le "masche", ovvero le streghe, che rapivano le giovani fanciulle avventuratesi, nelle ore notturne, sulla strada, le "vegliade" serali per ascoltare, fuori dell'uscio di casa, al chiarore di un lume ad olio, le storie degli anziani e i progetti dei giovani, il "ciaravigliu", un modo festoso ed assordante per ottenere libagioni gratuite da un vedovo passato a nuove nozze.
Pigna culturale, custode del suo dialetto con una significativa fioritura letteraria di poesie e una brillante produzione teatrale di commedie, che trova annuale palcoscenico nel Festival della Poesia e della Commedia Intemelia. La memoria del luogo, i racconti delle sue pietre e degli ulivi si ritrovano nel museo della civiltà contadina di piazza XX Settembre, espressione del ricco universo pignasco, dalle zone più selvagge (la montagna con la pastorizia, le transumanze, la raccolta del miele e della lavanda), alla zona del bosco (con le grotte, le castagne, la caccia), fino al mondo contadino, verso il borgo medievale con le sue case, i monumenti, le opere d'arte e le attività artigianali.
Da Pigna capoluogo a Buggio, sua frazione, la strada è breve: cinque chilometri in discesa per raggiungere un borgo chiuso, annidato ai piedi del monte Toraggio, in una conca naturale, cui fanno da cornice i primi massicci montuosi delle Alpi Marittime. Nei dintorni dell'abitato, la venerata chiesetta di San Syagrio, il vescovo di Nizza che, visitando Buggio per le cresime annuali, divenuto santo, ne ebbe dedicata una chiesa. In paese, nei vicoli, su per le stradine, fin sulla rocca, si vive un'atmosfera fuori dal tempo, che dispone a passeggiate salutari e ricreative di vigna in vigna, di uliveto in uliveto, su per le "bandite", verso boschi e pascoli, fino al monte Ceppo, al Pietravecchia, al Toraggio, a diretto contatto con un'infinità di specie botaniche di grande rarità e con la possibilità di avvistare, sull'antica strada del sale o sul sentiero degli Alpini, marmotte, camosci, esemplari di biancone o di aquila reale, la cui presenza certifica l'ambiente come ancora incontaminato.


Castelvittorio

Castelvittorio è paese di origine molto antica: in altri tempi possedeva un castello-fortezza, mura e torri di difesa. Sito imprendibile, dunque, posizionato strategicamente su uno sperone di roccia sulla via di accesso all'alta val Nervia, visto da sud, si presenta nella sua conformazione a cuneo, come sospeso in mezzo ai boschi. Nel borgo sono ancora riconoscibili elementi delle originarie, sobrie ed essenziali, strutture militari e fabbriche medievali dai caratteristici portali in ardesia. Lo "astregu" (il centro murato) compendia in sé tutta la logistica per la sopravvivenza degli abitanti: la piccola piazza, la casa pubblica, la chiesa e le residenze private più antiche, che si collegano alla piccola piazza attraverso passaggi coperti, stradine e vicoli a forte pendenza e scalinate.
Del suo rapporto di convivenza costretta con Pigna rende testimonianza la leggenda del trafugamento, da parte dei Pignaschi, della campana di Castelvittorio, ripagato dagli abitanti di Castelvittorio con il furto delle lastre di pavimentazione della piazza di Pigna e la vecchia strada di collegamento con Pigna stessa, lungo la quale si incontra l'isolata chiesetta della Madonna dell'Assunta di Lago Pigo, anche detta di Santa Maria di Nogareto, o Santa Maria dei boschi di noci.
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