La parte più antica di Dolceacqua, sulla riva sinistra del fiume, è denominata "a Téra", un coacervo confuso di case all'ombra del castello, fiero sulla rocca come cattedrale, importante esempio di architettura militare. Il castello si raggiunge attraverso un dedalo tortuoso di stradine, passaggi coperti, archi, case povere, ma antiche, interrotte qua e là da qualche palazzotto nobiliare (quello della "Caminata" ne è esempio significativo con i suoi portali decorati dallo stemma nobiliare della famiglia dei Doria, antichi feudatari del luogo), oggi divenute ricche di botteghe artigiane e odorose cantine ove si può degustare, con affidabilità, il generoso vino "Rossese". Nella chiesa parrocchiale barocca di Santo Antonio Abate, dal possente campanile secentesco, si deve entrare, fors'anche per una breve visita, e così ammirare lo stupendo polittico di Santa Devota, di Ludovico Brea. Dal quartiere "Téra", per raggiungere, al di là del fiume, il quartiere "Borgo", fino a non molto tempo fa, il collegamento era assicurato solamente da un armonioso ed elegante ponte tardo-medievale, ad unica arcata di trentatrè metri di luce, un capolavoro di architettura, un "gioiello di leggerezza...". Nel "Borgo", nell'oratorio di San Sebastiano, si custodisce la preziosa statua, in legno di fico, dell'omonimo santo (scolpita, secondo alcuni, dall'artista genovese Anton Maria Maragliano, 1664-1771), che presiede le celebrazioni, in suo onore, il 20 gennaio di ciascun anno, oppure la domenica più vicina a questa data. In magnifica posizione, sulla collina che sovrasta il quartiere "Borgo" di Dolceacqua, fra gli ulivi, la cappella di San Bernardo, con il suggestivo gruppo di affreschi, attribuito a Domenico Emanuele Maccari di Pigna (XV secolo) ricompensa la fatica della salita. |
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