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Olivo - Un mondo di tradizioni |
Ritmi di vita, ritmi di natura: qui all'ombra degli ulivi
| Sono secoli che queste valli lavorano le olive di qualità
"taggiasca" per trarne un olio di prima qualità. Cultura raffinata,
quasi un'arte secolare, ma non monocoltura (dall'uva il vino, dai campi la
lavanda, dai pascoli il latte). Il calendario contadino tradizionale,
sotto il profilo della vita di relazione e dei momenti d'incontro delle
comunità, è lo stesso che cadenza il lavoro agricolo, lo stesso che
periodicamente riscrive il menù povero ma gustoso delle tavole liguri, e si
interseca con il calendario canonico delle feste patronali e delle tante
processioni religiose.
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Olio d'oliva, quasi un capitolo di una storia dell'arte
| La cultura dell'olivo iniziata dai Benedettini nel XII secolo
provocò nei secoli successivi una definitiva trasformazione da parte dell'uomo
del territorio e del paesaggio. Il principale centro di diffusione di questa
cultura-coltura si fa risalire nel comune di Diano alla fine del
Quattrocento. Già nel 1531 la produzione superava il fabbisogno locale, e dopo
il '76 - essendo stati aboliti dai Savoia i dazi sull'olio d'oliva - si
verificò una grande estensione delle coltivazioni (con nuovi terrazzamenti
sulle colline) che raggiunsero i 600 m di altitudine.
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I secoli d'oro
| Il periodo d'oro dell'olivicoltura, che fu anche, non a caso,
il periodo di maggior fioritura artistica della zona dell'entroterra di
Imperia, raggiunse l'apice nel Settecento e durò sino a metà dell'Ottocento.
Oneglia con il suo porto era il naturale centro di esportazione
via mare dell'olio prodotto in queste valli, preziosa merce che si
spediva a Genova, Nizza e in Francia.
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Passo dopo passo, dall'oliva all'olio
| Il ciclo produttivo si svolge nei mesi invernali, di solito da
novembre a marzo. Dopo la raccolta, che impiega il sistema dell'abbacchiatura
(si percuotono i rami con lunghe e flessibili pertiche, facendo cadere le olive
su reti stese al suolo), i frutti si ripuliscono e si avviano al frantoio,
stipati in sacchi da 50 kg, che corrispondono, nell'espressione tradizionale, a quattro
quarte. Nei frantoi (i "gombi"), le olive
vengono macinate in una vasca di pietra (la "pilla") da una grossa pietra
circolare ruotante detta "colombina" che un tempo era azionata da un mulo o da
un bue (nel cosiddetto frantoio a sangue), oppure dall'acqua mossa da una pala
(nel frantoio idraulico) e che oggi è mossa elettricamente. La pasta di olive
che così si ottiene, distribuita a strati nei contenitori di fibra detti
"fiscoli" o "sportini", è sottoposta a pressione, per la spremitura dell'olio.
La scoperta del sistema della lavatura delle sanse e dell'ulteriore spremitura
è dovuta a Pier Vincenzo Mela, nativo di Ville San Pietro.
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Virtù e qualità
| L'olio di prima spremitura, una
volta liberato dell'acqua di vegetazione, è il prelibato "olio extravergine di
oliva". Frantoi tradizionali sono tuttora in funzione a Dolcedo, Borgomaro,
Lucinasco, Diano San Pietro e Villa Faraldi.
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Il vino e la lavanda
| Altre attività agricole vengono praticate nelle valli
dell'Olivo: sono la viticoltura, diffusa a Pontedassio, Caravonica, Sarola,
Pornassio e nel Dianese, con produzione dei vini "Riviera
ligure di Ponente Doc": Vermentino, Pigato e Ormeasco. La floricoltura
è presente a Dolcedo, Pietrabruna (con i suoi campi di lavanda) e nel Dianese.
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Pastorizia e latticini
| L'allevamento dei bovini si concentra a Pontedassio, con
produzione di latte e formaggi locali. Sui monti Faudo, Guardiabella, Pizzo
d'Evigno e nelle Valli del Dianese sono presenti le "caselle",
antichi ricoveri stagionali dei pastori, a pianta circolare.
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In festa, in processione
| La religiosità di queste valli si esprime in numerose
processioni devozionali. Dall'antica pieve del Maro (oggi chiesa dei Santi
Nazario e Celso presso Borgomaro), si svolgono due processioni: quella della
notte di Natale e quella penitenziale del Giovedì Santo; a Vasia si tiene
quella del lunedì di Pasqua; a Torria (Chiusanico) in agosto si svolge la
processione al santuario della Madonna della Neve e in settembre alla
Cappelletta sul monte Acquarone e al santuario della Madonna dell'Oliveto
presso Chiusavecchia.
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Le confraternite: parate e paramenti
| Retaggio di antiche associazioni medievali sono le numerose
Confraternite delle valli dell'Olivo. Si distinguono tra loro dai colori delle
cappe e dei paramenti che indossano i loro appartenenti, gruppi di laici che
nel volontariato perseguono ancor oggi tradizionali ideali di fede e di aiuto
al prossimo. Alcune Confraternite custodiscono secolari usanze, come quella del
pasto offerto il Giovedì Santo dai disciplinati di Sarola, tradizione
preziosa quanto il patrimonio culturale dei canti
polifonici popolari eseguiti dai confratelli di San Giovanni Battista
di Lucinasco.
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Ribalte estive
| Fra le manifestazioni estive di maggior richiamo ci si può
lasciar tentare dal Festival di arte, musica e teatro
di Villa Faraldi, che si svolge in luglio sul sagrato della chiesa di San
Lorenzo. A Dolcedo e Lucinasco vengono organizzati rispettivamente gli Incontri
con la musica classica e concerti d'organo; a Torria si svolge la rassegna dei
canti folcloristici liguri e ogni due anni un concorso /fotografico nazionale.
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Un paradiso per i vegetariani
| La cucina delle valli dell'Olivo è di carattere povero, basata
sull'impiego di verdure e di erbe aromatiche,
senza carni (ad eccezione del coniglio e delle anguille) e senza pesce (con la
sola "buridda" di Caravonica, lo stoccafisso con verdure e olive in salamoia).
Il "cundiùn" è un'insalata di pomodori fresca e saporita, condita con
abbondante olio d'oliva; altri piatti tipici a base di verdure sono la torta
verde, i ravioli di erbette, lo "zemìn" (zuppa di fagioli
di Conio), i "prèvi" (cavoli ripieni), i pansotti verdi di Riva
Faraldi, il "borelotto" (piatto di verdure miste di Diano Arentino) e la
farinata.
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Turismo gastronomico
| Le sagre gastronomiche sono
l'occasione migliore per gustare alcune specialità locali: le anguille di
Sarola, San Lazzaro e Chiusavecchia; i ravioli di Pontedassio e Bestagno; le
lumache di Villa Viani; le castagne di Pantasina; la "stroscia" (dolce di
farina imbevuto di olio d'oliva e vermuth) di Pietrabruna, ecc. A Pontedassio
si possono gustare tipici biscotti all'olio aromatizzati con semi di finocchio.
Da non dimenticare i piatti tradizionali di Valloria.
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| Porte pitturate, cose dimenticate |
Per una curiosa iniziativa degli abitanti di
Valloria (presso Prelà) le porte di casa delle abitazioni, ogni anno, sempre
più numerose, vengono dipinte da artisti contemporanei: così oggi Valloria è il
"borgo dipinto". Nell'ex Oratorio della Santa Croce si allestisce inoltre una
mostra-museo delle "Cose dimenticate", nostalgica raccolta di oggetti del
passato.
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Dalle strade del sale alle strade dell'olio |
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L'entroterra ligure era percorso da numerosi
viottoli adatti a carovane di muli; le bestie da soma percorrevano mulattiere
un tempo note come strade del sale o strade marenche (cioè dirette al mare),
che furono ribattezzate in quel periodo strade dell'olio. Dopo la Rivoluzione
francese l'esportazione su larga scala subì una contrazione, benché l'olio
d'oliva di queste valli continuasse a essere richiesto dal mercato.
Seicentomila piante di ulivo furono abbattute nella prima guerra mondiale; il
secondo conflitto bellico e lo spopolamento delle campagne degli ultimi decenni
paiono poi aver ulteriormente compromesso un patrimonio millenario.
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| Dieta mediterranea, dieta extravergine |
Contenente acidità oleica inferiore all'1%,
antiossidanti, vitamina E, acidi grassi polinsaturi essenziali (utili tra i
fattori d'accrescimento, quali protettori del fegato e regolatori del
colesterolo), l'olio extravergine di oliva è un vero toccasana per preservare
la salute con una corretta alimentazione.
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