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Valle Olivo - Sulle tracce del passato

Il ruolo rassicurante della chiesa

Terre ardimentose, che con i Benedettini scoprivano le loro ricchezze agricole e le loro potenzialità commerciali e che nel medioevo si raccoglievano religiosamente all'ombra di un campanile: il problema di difendersi dai nemici e dai predoni era assillante, e la chiesa era un simbolo e un baluardo. Le pievi, naturalmente, ripetevano in architettura schemi romanici e gotici di importazione, privi di radici locali. Ma la vena artistica delle valli dell'Olivo si preparava a dare frutti originali.

Castellari e romanità

Sono situati sulla sommità dei monti Follia e Acquarone, presso il colle di San Bartolomeo e nella vallata di Chiusanico, i resti murari dei "castellari", le primitive fortezze in pietra a secco che difendevano il territorio ligure. Scarse sono invece le testimonianze della latinità: a Villa Faraldi si conserva un'iscrizione funeraria del II secolo a.C., d'incerta provenienza, e a Chiappa una pietra miliare romana.

Fioritura dell'agricoltura e insediamenti

Per trovare segni tangibili di un radicato popolamento dell'entroterra occorre attendere le incursioni saracene costiere intorno all'anno Mille, che resero pressoché invivibile la costa e favorirono la fondazione dei primi nuclei abitati in posizione strategica. Nello stesso periodo si compie il miracolo dell'estensione all'entroterra delle colture agricole, ottenuto con il ricorso al terrazzamento delle colline, attribuito alla provvida azione dei Benedettini. Soltanto a partire dal XIV secolo sorgono i borghi di fondovalle, all'incrocio di importanti strade e come sede di mercato agricolo.

Viabilità di borgo in borgo

La tipologia dei borghi medievali è quella comune a tutto il Ponente ligure: struttura urbanistica "a gironi", con case addossate le une alle altre e raccolte a semicerchio attorno a un castello o a una chiesa (come a Dolcedo e Borgomaro), oppure allungate, in cima alle colline (come a Lucinasco e Aurigo). I collegamenti fra le varie borgate della valle, lungo uno stesso versante, erano assicurati da una rete di mulattiere che si snodavano in quota, prevalentemente in senso orizzontale; le mulattiere collegavano però anche villaggi posti sui diversi versanti di una stessa collina. Solo più tardi - in età albertina e napoleonica - quando fu aperta la strada Regia per il Piemonte (l'odierna statale del Colle di Nava), la viabilità si spostò nel fondovalle.

Torri e castelli: vigilanza e asserragliamenti

Le necessità difensive e le frequenti rivalità signorili favorirono la costruzione di una fitta rete di torri di avvistamento (quelle di Villatalla, Pontedassio, Dolcedo, Boscomare sono ancora discretamente conservate) e di numerosi castelli. Della fortezza di Prelà (o di "Petralata suprana"), appartenuta ai Lascaris, non restano che alcuni ruderi: si salvano solo il massiccio impianto quadrangolare del 1350, con torri d'angolo rotonde e il muraglione orientale. Il castello di Bestagno, presso Pontedassio, conserva parti delle possenti strutture del XII-XIV secolo con pianta a incudine, la cisterna sotterranea e due torri isolate, chiuse da una cinta merlata quattrocentesca. Ad Aurigo il castello dei conti di Ventimiglia del XIII secolo fu trasformato nel palazzo residenziale del marchese Ferrero De Gubernatis, feudatario dei Savoia. Resti murari di altri castelli si possono infine osservare a Conio, Chiusanico, Vasia, Lucinasco, sul monte Arosio e sul monte Acquarone.

Vestigia del passato in ordine sparso

Le memorie del Medioevo in queste aspre vallate riservano anche episodi di vita civile, oltre che testimonianze militari: così è per la loggia comunale di Dolcedo e per l'abbeveratoio di Chiusanico, protetto da un loggiato con bassorilievo del 1477; per non dimenticare i portali scolpiti delle case nobiliari di Pontedassio.

Dai borghi medievali ai centri abitati attuali

I paesi delle valli dell'Olivo presentano le caratteristiche comuni dei borghi medievali compatti d'altura, di crinale o di fondovalle, con case in pietra e angoli di grande suggestione ricchi di monumenti religiosi e civili. Oggi i 15 Comuni del territorio sono aggregati in 50 nuclei abitati, collegati fra loro da una rete di moderne strade, oltre che dalle antiche mulattiere, che si innalzano dal fondovalle (come a Dolcedo, 77 m slm) alle quote collinari più elevate (come a Cesio, 512 m slm).

Architettura e religiosità nei secoli dei secoli

Quasi la totalità dell'arte approdata sulle pendici delle valli dell'Olivo appartiene al patrimonio ecclesiastico, costituito da opere religiose che rinviano alle esigenze devozionali delle Comunità dei credenti: al suono delle campane scorreva la vita movimentata dei secoli dell'età di mezzo. Sembrava che il destino di queste terre fosse quello di non dar peso al divenire dell'arte; poi, ecco scaturire alcuni protagonisti del posto, i Marvaldi e i Pancalino, per riscattare la fama artistica di un talento sopito.

Romanico, tardogotico e un cenno di Rinascimento

Le tracce più antiche di decorazione artistica si ritrovano a Dolcedo, nell'abside della chiesa di Santa Maria di Castellazzo (XI sec.) e a Pietrabruna, negli archetti che ingentiliscono la chiesa di San Gregorio (XII sec.), divisa internamente in due settori. Alcuni elementi romanici si riscontrano in numerosi edifici: le chiese di San Martino presso Vasia (nel campaniletto e nell'abside), di Sant'Andrea ad Aurigo e di San Maurizio a Conio (nei campanili) e le parrocchiali di Diano San Pietro (nel battistero ottagonale incorporato) e di Diano Borello (nel fonte battesimale).
Presso Borgomaro la baroccheggiante chiesa a tre navate oggi dedicata ai santi Nazario e Celso era un tempo la pieve della valle del Maro (con tracce alla base del campanile del XII sec.), ma i rifacimenti dei secoli successivi ne hanno alterato l'aspetto, risparmiando quasi solo il portale in pietra nera del 1498.
Il periodo tardogotico ha il suo gioiello nella chiesa della Maddalena nei dintorni di Lucinasco. In forma di basilica a tre navate e priva di campanile, presenta una compatta facciata con portale scolpito, inquadrata in una cornice di archetti pensili, che prosegue sui fianchi e sulle absidi. Nell'interno le eleganti arcate poggiano su agili colonne. Il monumento risale al 1463-1480. Sempre a Lucinasco, la chiesa di Santo Stefano, affacciata su un pittoresco laghetto, venne rifatta nel Settecento, ma ha mantenuto il primitivo portale scolpito del 1473. Allo stesso periodo risalgono le chiese di San Giovanni del Groppo a Molini di Prelà e di Sant'Anna a Vasia, nonché la cappella di Santa Brigida lungo la strada che conduce al monte Faudo. Il Rinascimento ha lasciato poche tracce: ad Aurigo, nella rara cupola ottagonale del santuario di San Paolo, e a Villa Guardia (Pontedassio) nella chiesa della Madonna della Neve.

I Marvaldi di Candeasco e i cantieri barocchi nelle valli

L'età barocca fu il periodo più prolifico nell'architettura religiosa dell'intero territorio della Comunità, con prevalenza di ricostruzioni di edifici esistenti in quasi ogni centro abitato. Sorgono diverse botteghe edilizie con maestranze locali, capeggiate dai Marvaldi di Candeasco, attivi fra la fine del Seicento e in tutto il Settecento, ma anche con originali contributi di altri artigiani (Oreggia, Gandolfo, Brunengo, Belmonte, ecc.). Fra le realizzazioni più interessanti dei Marvaldi citiamo le chiese di Candeasco, Caravonica, Aurigo, Tavole, Bestagno, Villa Viani, Ville San Pietro, Diano San Pietro; esempi significativi di altri maestri locali sono a Vasia (nell'oratorio dell'Immacolata Concezione), Dolcedo (nella parrocchiale), Molini di Prelà, Pontedassio, Borgomaro e Lucinasco.

Ai margini del barocco

Fra barocco e neoclassico rimane da segnalare la parrocchiale di Borgoratto (Lucinasco), mentre a uno stile decisamente neoclassico si possono attribuire le chiese di Chiusanico e di Pietrabruna.

La tavolozza dell'Olivo prima e dopo Pancalino

L'arte pittorica annovera tra le sue testimonianze in valle il pregevole trittico di Luca Baudo da Novara (1503) conservato nella parrocchiale di Pontedassio; due importanti polittici di Antonio Brea si possono ammirare a Diano Borello (San Michele, 1516) e a Diano San Pietro (Madonna della Consolazione, 1518). Agostino da Casanova, artista di grande vivacità espressiva e spirito satirico, dipinge nel 1523 il polittico con Madonna e Santi esposto a Valloria (Prelà), quindi lascia la Madonna del Soccorso (1537) a Tavole (Prelà) e altre opere a Villatalla, Pietrabruna e Molini di Prelà. In pieno Cinquecento si afferma una bottega dianese, formata dalla famiglia De Rossi (padre, figlio e nipote), già nota come bottega dei Pancalino. Il merito di questa scuola è di aver unificato pittoricamente quest'area provinciale, mediando con originalità influssi esterni e tendenze locali.
Opere dei Pancalino si possono ammirare a Borgomaro, Aurigo, Chiusanico, Prelà, Vasia e un po' ovunque nelle valli dianesi. Le successive influenze genovesi portarono all'acquisizione di opere di Giovanni e Luca Cambiaso, Domenico Piola e Gregorio de Ferrari in diverse località delle valli. Nel Settecento dominarono i Carrega di Porto Maurizio, mentre nel secolo seguente il protagonista pittorico fu Leonardo Massabò.

Un po' di storia

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L'entroterra di Imperia, che conserva sporadiche tracce preistoriche di popolazioni nomadi, ospita da un lato diffusi resti preromani di fortificazioni liguri e dall'altro solo scarsi indizi della romanità. Soltanto nel XI-XII secolo, dopo il silenzio dell'alto Medioevo, pare manifestarsi tra le popolazioni residenti quell'impulso decisivo necessario allo sfruttamento agricolo del suolo e alla fondazione di numerosi nuclei residenziali. Gli insediamenti abitativi, sorti spesso sotto la protezione militare dei Doria (dal 1298) o dei conti di Ventimiglia, riuscirono in molti casi a guadagnarsi una temporanea autonomia, per poi passare stabilmente, dal 1575, ai Savoia. Gli statuti quattrocenteschi di Oneglia descrivono, con dovizia di particolari, la vita nelle vallate rurali interne, caratterizzata per gli abitanti da molti obblighi e poche concessioni.


Sfida ai borghi più inaccessibili

Gli antichi percorsi sono segnati, nei punti più ardui, da arditi ponti: a San Lazzaro Reale (presso Borgomaro) ne sorge uno a due arcate (XIV-XV sec.) e a Chiusavecchia uno simile (tardomedievale); quello di Roncagli (presso Diano San Pietro) è caratterizzato da un'edicola centrale; quello di Pontedassio conta tre arcate, mentre quello di Riva Faraldi (presso Villa Faraldi) è a campata unica. Il primato spetta però a Dolcedo, ove sorgono 5 ponti, di cui 3 antichi; quello centrale - detto Ponte Grande - ha una sola arcata in pietra da taglio, risalente al 1292, opera edificata per volontà dei Cavalieri di Malta.


Acquarone scultore e il museo di Lucinasco

Nel museo d'arte sacra Lazzaro Acquarone di Lucinasco, articolato in tre sezioni, oltre a tutte le opere in marmo dello scultore tardocinquecentesco, sono esposti un Compianto sul Cristo morto di fine Quattrocento, diversi crocifissi lignei e due tavole dei Pancalino.

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