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Home > Itinerari > Bordighera e Ventimiglia > Bordighera e la Magnifica Comunità I

Bordighera e la Magnifica Comunità degli Otto Luoghi

Bordighera non ha una vera e propria storia, non affonda le sue radici in epoche lontanissime; nasce, si potrebbe dire, con le sue due anime circa cinquecento anni fa: la più antica è nel "Paese Alto", la più nuova nella "Marina", entrambe in località "Burdighetta", a partire dal promontorio di Sant'Ampelio.

Per meglio conoscere Bordighera, bisogna ricordare la sua appartenenza alla "Magnifica Comunità degli Otto Luoghi", otto città (ville) che, nel XVII secolo, si affrancarono dal libero Comune di Ventimiglia, complice interessata la Repubblica di Genova, città tutte che entrarono, con l'avvento napoleonico, nella Repubblica ligure.


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Il riferimento agli "Otto Luoghi" non è casuale, consente e assicura organicità alla esposizione e all'esplorazione di tutto un territorio di estremo interesse di "villa" in "villa", a partire da Borghetto San Nicolò, il cui nome ha ragion d'essere ancor'oggi ricordato perché legato a quelle trentadue famiglie che da quel Borghetto si allontanarono, nel 1470, per dar vita al primo nucleo fortificato dell'odierna Bordighera, nei pressi del promontorio di Sant'Ampelio. Sulla dorsale, invece, che discende dal monte Caggio, si incontra Sasso. Da lontano appare più come fortezza o castello, che come paese, cintato come è dalle mura (sono visibili ancora le tracce delle antiche torri semicircolari), oggi in qualche modo riconoscibili nell'agglomerato delle abitazioni. Posizionato su una piattaforma di roccia, è attorniato da serre di fiori, macchie di uliveti e palme.

Seborga

Posta più in alto, in posizione panoramica, su altura che domina la sottostante valle coltivata a mimose e ginestre, è Seborga un piccolissimo "principato", la cui interessante storia risale circa alla fine del decimo secolo, allorché l'abate benedettino di Lerino (le isole di Lérins sono in territorio francese, nell'attuale Costa Azzurra, di fronte alla ben più nota città di Cannes) acquistò dal conte Guido di Ventimiglia il feudo, fregiandosi del titolo di principe. L'acquisto, all'epoca, non fu certo un grande affare (alture rocciose, qualche bosco di castagni e pini, un terreno coltivabile solo a prezzo di duro lavoro) se si fa eccezione al fatto che nel principato gli abati di Lerino aprirono una zecca, battendo moneta (alcuni calchi di queste monete sono conservati nel museo Bicknell di Bordighera). Si sa, peraltro, che la storia talvolta ha le sue lacune; nel caso si dimenticò di Seborga anche il Congresso di Vienna del 1815 che conferì all'Europa, dopo le vicende napoleoniche, un nuovo assetto.
Così oggi, per la tenace volontà dei suoi abitanti e del suo principe (Giorgio I, nella vita un floricoltore) democraticamente eletto, Seborga si batte per la sua indipendenza, ha suoi ministri e ambasciatori, emette francobolli e passaporti ed intende avere una sua moneta, il "Luigino". Un passato curioso, un futuro che si prospetta esaltante per la vivacità di questo antico borgo che si concentra attorno alla sua parrocchiale di San Martino e al palazzo dei Monaci con loggiato, in una trama di vicoli oscuri, portici bassi, rozzi acciottolati.

Vallebona

Da Seborga, attraverso sentieri e mulattiere lastricate, superato Negi, si può ridiscendere su Vallebona (la si raggiunge anche da Bordighera con strada carrozzabile). Vallebona è uno dei più antichi e tipici borghi liguri. La roccia naturale traspare dai muri delle costruzioni. Sotto ogni casa, la stalla o la cantina; al piano superiore si accede attraverso scale in pietra levigata. Nei vicoli scoscesi e nelle strade strette e ripide, una oscurità imprecisa conferisce agli archi e ai contrafforti una presenza misteriosa. All'entrata del borgo, ciò che resta dell'arcata di accesso è marcato dalle fenditure che i difensori utilizzavano per versare olio bollente sui nemici.
Oltrepassata la porta Santa Maria, si raggiunge la piazza e la chiesa madre di San Lorenzo, con il suo artistico campanile in pietra, che viene fatto risalire al XIII secolo. Lo slanciato campanile della chiesa parrocchiale preannuncia un elemento di sicuro interesse architettonico: l'architrave scolpito al di sopra della porta d'ingresso, datato 1478. Appartiene alla memoria storica di Vallebona la "Rappresentazione della Passione di Cristo", che veniva messa in scena dagli abitanti, ogni dieci anni, su un testo in italiano antico, in versi sciolti e rozzi ed imperfette rime, di grande effetto drammatico.
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