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Da non perdere
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Vallecrosia
| Il nucleo originario di Vallecrosia nasce nell'interno: in epoca successiva, molti degli abitanti si trasferirono sul mare, lungo la via Aurelia, nei pressi della ferrovia, dando vita alla nuova Vallecrosia. Il nome indica la configurazione della valle (valle chiusa), un tempo coltivata a vigna e uliveti, oggi importante centro di produzione floricola (il primo mercato per la commercializzazione del fiore nacque a Vallecrosia). |
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| La parte antica (Vallecrosia Alta) ha l'aspetto tipico del borgo ligure fortificato, con robusta torre di guardia. Nella sua chiesa madre conserva due monumentali statue lignee della Madonna, attribuite allo scultore genovese Giovanni Maragliano. |
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| In Vallecrosia Piani (la moderna Vallecrosia, operosa e tutta dedita alla floricoltura) spicca, per la sua singolarità, una interessante struttura realizzata per la tenace volontà e l'appassionata iniziativa di un cultore della musica nelle sue diverse espressioni attraverso i tempi; il Museo della Canzone italiana, ospitato su una vecchia vaporiera, la "Cirilla" (una locomotiva-tender "835-157" marcata 83657, a tre assi accoppiati, costruita nel 1910 dalle Officine Meccaniche di Milano in 23 esemplari) e su alcune carrozze "centoporte", che appartennero al parco viaggiante delle Ferrovie dello Stato fino agli anni Settanta. All'interno, tolti i sedili in legno, il bagagliaio ed i servizi, sono ricavati saloni a tappezzeria stile "Orient-Express", con angoli e bacheche mobili, spazi riservati alla storia del Festival della Canzone italiana di Sanremo, agli strumenti d'epoca, alle testimonianze delle prime ricerche nel campo della riproduzione sonora e alla preziosa collezione discografica. |
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San Biagio della Cima
| San Biagio della Cima, lo dice il nome, sorge su un colle. La leggenda racconta, ma non esistono certezze, che fu colonia romana. Il paese si presenta come un borgo rurale di case di pietra, affastellate, senza ordine apparente, sulla groppa della collina, qua e là ingentilite da facciate dai colori pastello e da dipinti naïf nelle stradine interne. L'impianto del paese è a stella, con al centro la piazza principale, lunga e stretta, ove si affaccia la chiesa parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano, a pianta elittica. Rose e ginestre sono la prerogativa di San Biagio. |
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Soldano
| Soldano nasce, invece, all'alba del XIII secolo, come castrum difensivo. Il suo aspetto umido ed oscuro è solo apparente e trova contrappunto nella sua celebrità di centro importantissimo di produzione del pregiato "Rossese", un vino eccellente, dal colore rosso rubino, se giovane, rosso granato, se invecchiato. Una trama di fitti vicoli si snoda fra le case (alcune con facciate dipinte con effetti trompe l'oeil) attraverso alti archivolti fino alla piazza della chiesa madre, in stile barocco, dedicata a San Giovanni Battista (l'abside poligonale ed il cupolino del campanile sono elementi originari). Nel suo interno, dietro l'altare, stupisce, per la sua presenza, il polittico cinquecentesco eseguito da pittore nizzardo, che si rifà alla bottega dei Brea. |
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Camporosso
| Completa e conclude la rassegna delle "ville" della "Magnifica Comunità degli Otto Luoghi", Camporosso, sul fiume Nervia, primo paese dell'omonima vallata. Nato, probabilmente, come agglomerato di capanne per ospitare, durante la stagione agricola, gli abitanti agricoltori della vicina Ventimiglia, trae il nome (secondo le differenti interpretazioni) o dal colore rossiccio del suo suolo, o dalla colorazione degli oleandri, di cui la zona fu ricca, o dai folti tappeti di anemoni scarlatti, che venivano coltivati sotto gli ulivi. |
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La sua chiesa parrocchiale, dedicata a San Marco (costruita nel XV secolo, ristrutturata e rinnovata nel XVIII secolo) conserva, tutt'ora, tre tavole dipinte su legno, degne di segnalazione, databili tra il 1436 ed il 1553. Sulla piazza del borgo, l'oratorio del Suffragio o della Confraternita dei Neri. L'appuntamento di tradizione per Camporosso è la solenne processione del 20 gennaio (festa del patrono San Sebastiano. Tale solennità si festeggia anche, con identiche modalità e nello stesso periodo, a Dolceacqua), durante la quale un grande alloro, ricoperto di ostie variopinte, viene trasportato dai membri delle Confraternite attraverso le vie del borgo. Le ostie vengono poi distribuite agli abitanti e conservate gelosamente per tutto l'anno. Con questo atto si fa memoria del martirio di San Sebastiano che, impedito dai suoi carcerieri di ricevere la Comunione prima di morire, fu soccorso da un angelo, in cella, che gli portò l'ostia consacrata. All'uscita del borgo, sulla strada che sale su per la vallata, la vecchia chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nell'attuale cimitero, con il suo incantevole, piccolo campanile e la sua abside romanica. |
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